
La povertà in Alto Adige e i rischi per la democrazia. Lo studio di Ulrike Loch (unibz)
Alto Adige-Südtirol. Povertà in Alto Adige? Maddai, verrebbe da pensare. Nella terra della piena occupazione, con un tasso di disoccupazione del 2,5 % e un reddito medio di 33.218 euro pro capite si fa fatica a pensare che il sole non splenda sulle vite della popolazione sudtirolese per almeno 300 giorni all’anno, come garantiscono le associazioni turistiche locali.
E invece non è proprio così, perché insieme agli hotel a cinque stelle cresce anche il numero di chi fa fatica ad arrivare a fine mese. Della povertà e delle sue conseguenze sui più giovani si è occupata e si sta occupando la professoressa Ulrike Loch, direttrice del Centro di competenza per il lavoro e le politiche sociali e docente di sociologia a unibz. La incontriamo in videoconferenza insieme alla dottoressa Ruth Sapelza, co-autrice dei progetti sulla povertà in Alto Adige * . In particolare, l’attenzione di Loch e del suo team si è concentrata sulla vita dei bambini degli adolescenti e delle loro famiglie sul territorio altoatesino in rapporto ai concetti di benessere e povertà. La ricerca, che si è svolta nel 2022 e che da quest’anno continuerà con un secondo rilevamento, ha preso in esame un campione rappresentativo di 487 persone intervistate.
Da sin. Ulrike Loch e Ruth Sapelza, Centro di competenza per il lavoro e le politiche sociali.
La decisione di intraprendere lo studio affonda nel periodo pandemico “Allora certe situazioni sono diventate evidenti, tutti abbiamo constatato che si potevano donare beni alimentari alle casse dei supermercati o nei condomini c’erano tavolini dove ognuno lasciava qualcosa per chi non ce la faceva” dice Ulrike Loch, che precisa “Una cosa però mi ha stupito, sono in Alto Adige da sette anni e mentre gli altri miei studi sono sempre stati accolti con interesse dalla stampa, il tema della povertà ha fatto fatica ad essere accolto. Ora il messaggio è passato, ma all’inizio, mentre la stampa italiana ha scritto sulla tematica, quella tedesca nulla… è un argomento tabù, forse perché va a toccare l’immagine ideale del ricco Südtirol che si vuole diffondere a livello internazionale, con i paesaggi idilliaci e le belle montagne”. A guardare bene non è proprio così. La ricerca ha evidenziato, infatti, importanti disparità nella distribuzione della povertà, che colpisce maggiormente famiglie numerose e con background migratorio. Cittadinanza e numero di figli giocano un ruolo importante, ma anche l’alto costo della vita e la precarizzazione del lavoro sono fattori che pesano, come spiega Sapelza: “Certo, a prima vista sappiamo che qui in Alto Adige il tasso di occupazione è molto alto, ma guardando da vicino i dati c’è un grande problema di working poor, persone che, nonostante un lavoro a tempo pieno, appena vanno in pensione – o anche prima, durante la vita lavorativa – sono poveri perché lavorano in settori a basso salario”. Nota: i “lavoratori poveri” sarebbero in aumento anche a livello nazionale. Secondo i dati recentemente pubblicati da Unimpresa nel 2024 sono stati 6 milioni e 886mila, 285mila in più rispetto al 2023 (+4,1 %).
Tornando all’Alto Adige, Sapelza pone l’attenzione anche sui contratti di lavoro: “Molti sono a tempo determinato, oltre il 27,6 % rispetto a quelli di paesi comparabili con l’Alto Adige, come la vicina Austria, la Germania o la Svizzera”. E il reddito medio? “Se nel 2020-22 era di 27mila Euro lordi pro capite – cosa che pone l’Alto Adige al secondo posto in Italia – in realtà si tratta di una media, che risulta da un compensazione del grande squilibrio tra redditi molto bassi e una piccola parte dei lavoratori, il 4%, che ha un reddito annuo di oltre 75mila Euro” continua Sapelza. C’è poi il costo della vita, che in Südtirol Alto Adige è più alto rispetto al resto d’Italia, fino al 20 % in più. E che non viene compensato dai salari, nonostante siano più alti del 9 % . “In parte, le situazioni di povertà vengono attenuate per chi vive da tempo in Alto Adige, dalla possibilità di poter vivere in case di proprietà, dei parenti o dei genitori. Mentre per le famiglie con background migratorio il rischio di povertà aumenta – un trend in linea con le più recenti statistiche a livello nazionale, per cui il 30,4 % delle famiglie che vive sotto la soglia di povertà assoluta non ha cittadinanza italiana” aggiunge Loch. “Per i bambini e i ragazzi le situazioni più pesanti sono proprio quelle in cui entrambe i genitori sono lavoratori poveri: magari lavorano a tempo pieno tutti e due, hanno poco tempo per occuparsi dei figli; eppure, fanno fatica a garantire i bisogni essenziali – anche un cinema o i soldi per la gita scolastica diventano un problema. Questo perché sono occupati in settori in cui il salario è molto basso” dice Loch. Ma la povertà ha altre conseguenze, come rilevato dallo studio: “Li dove la soglia della povertà si avvicina ci sono più rischi per il disagio e la salute e anche le prospettive scolastiche si restringono: i ragazzi ci hanno detto di avere scarsa fiducia sulle possibilità di migliorare il rendimento scolastico o di riuscire a terminare il percorso di studi”.
Ma non sono solo le condizioni economiche a influire, come spiega Loch “Un tema forte è quello dell’isolamento sociale, che aumenta lì dove lo spazio pubblico è un luogo in cui bisogna necessariamente consumare. Invito tutti ad andare in giro nelle nostre città e guardare quanti luoghi ci sono in cui i giovani possono stare bene e sentirsi a proprio agio, ma, come detto, senza per forza consumare.” Difficile non pensare a Bolzano e a come spesso una delle attività del tempo libero dei giovani sia “andare al Twenty”, noto centro commerciale cittadino. “Ma il nostro studio dimostra che è così anche in altre località dell’Alto Adige … i ragazzi ci hanno detto che non hanno luoghi in cui stare perché qui deve essere bello, per esempio per i turisti. Per me è un invito chiaro per noi adulti e per i decisori politici a prendersi cura degli spazi pubblici” aggiunge Loch.
“Il punto chiave rimane la partecipazione: dalle nostre ricerche è emerso che i bambini e i ragazzi non si sentono ascoltati, non hanno una lobby e la politica mette altri interessi davanti ai loro. E questo può avere conseguenze gravi” sottolinea Ulrike Loch, e conclude allargando il discorso “Vorrei che emergesse chiaramente quanto la povertà sia pericolosa per la democrazia, perché le persone che non si sentono ascoltate si ritirano dalla partecipazione alla vita pubblica e alla politica. Vede, la povertà non è un tema nuovo, come non lo è parlare di ricchezza… la situazione negli USA ci dimostra però cosa succede se la ricchezza si concentra solo su poche persone”.
Caterina Longo
* “Povertà come una delle conseguenze dello sviluppo sociale”, che ha preso avvio nel 2022 e “L’ambiente di vita di bambini e ragazzi in Alto Adige: un progetto di ricerca partecipativa” (2022-24).
Immagine in apertura: Foto di Alexander Fox | PlaNet Fox da Pixabay